Leggere Calvino ed Eco a Teheran

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L’Espresso, 30 Aprile 2017

Con cinque milioni di presenze in 10 giorni è il più grande evento culturale del Paese. Oltre che un gigantesco mercato: in uno Stato in cui le spese in cinema, teatro e lettura restano inferiori al 2 per cento del reddito familiare (che è di soli 6.800 euro l’anno in media, in città), l’anno scorso i visitatori hanno speso in questa occasione ben 40 milioni di dollari. È la Fiera del Libro di Teheran, fondata nel 1988, che vedrà quest’anno come ospite d’onore, dopo l’Oman nel 2015 e la Russia lo scorso anno, l’Italia: il primo paese europeo a prendersi questo spazio, in occasione dell’anniversario per i 30 anni della kermesse.

Un’occasione per provare a incontrare nuovi lettori in un Paese dove i libri di preghiera come il Corano e i manuali (soprattutto per i test scolastici) raccolgono da soli il 35 delle pubblicazioni e ben il 75 del valore, per circa 450 milioni di euro. La letteratura straniera è comunque molto diffusa in Iran, molto più che in Europa: è tradotto infatti il 30 per cento delle edizioni in circolazione. Ed è qui che il tricolore resta indietro rispetto a Gran Bretagna, Francia e Russia. «La maggior parte delle persone legge romanzi: d’amore o gialli. I gialli inglesi si vendono molto, perché sono semplici da leggere e abbiamo tanti traduttori», spiega Ali Ardalani, scrittore e venditore esperto a Book Land, una delle più grandi librerie di Teheran: «Di solito i libri italiani invece sono tradotti dal francese o dall’inglese, raramente dalla lingua originale. Il cinema, ad esempio, è molto più conosciuto della sua letteratura».

Tra gli scrittori, racconta, «Calvino è il più famoso, quasi tutti i suoi libri sono tradotti e stampati. Ma sono apprezzati anche Umberto Eco, Oriana Fallaci e Natalia Ginzburg». Una squadra sorprendente. «Tutto sommato, i lettori non conoscono più di cinque scrittori italiani», continua: «mentre ne conoscono dieci o quindici francesi». A guardar gli scaffali, in effetti, i titoli francesi sono almeno quattro volte più numerosi. Tra loro, si trova oggi anche “Madame Bovary”, uno dei libri sotto censura ricordati in “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi. Ali spiega che ormai questi classici non sono più proibiti: «Dall’elezione di Rohani nel 2013, la sorveglianza del Ministero della Cultura e Guida Islamica si è ammorbidita in modo significativo». In Iran ogni pubblicazione deve essere approvata dal Ministero della Cultura. Così era anche al tempo dello Scià, anche se i criteri di concessione sono cambiati col tempo: prima della Rivoluzione Islamica del 1979, erano a rischio i temi politici e religiosi; dopo la rivoluzione, le recensioni e il secolarismo. Ora la speranza sono i lettori giovani: più del 60 per cento dei visitatori alla fiera sono studenti sotto 30 anni. Tanti di loro ricevono un buono dall’università per acquistare i libri: per loro la fiera dà l’opportunità di risparmiare qualche soldo. E forse, quest’anno, sarà anche l’occasione per conoscere il Mediterraneo. Tra Calvino e Umberto Eco.