L’Iran chiama l’industria green, l’Italia non risponde

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Tehran, 4 dicembre 2016

L’Iran punta sull’energia verde. Ma l’Italia non sembra pronta a cogliere l’occasione. Una settimana fa il Governo di Tehran ha emanato una legge che obbliga tutti i suoi dipartimenti a convertire almeno il 20% dei propri consumi in fonti rinnovabili entro due anni. Una norma destinata a cambiare il mercato.

solar

La capacità di produzione di energia green in Iran potrebbe superare infatti i 75000 Megawatt, sfruttando il sole e il vento del paese. “Ma gli impianti attuali producono solo 200 Megawatt. Il nostro scopo è arrivare a 25000 entro il 2022”, ha detto Sttar Mahmoudi, il Vice Ministro dell’energia. Lo Stato, che prevede una crescita annuale dell’8% per il mercato dell’elettricità nel suo complesso, non intende investire direttamente, quanto aprire le porte ai privati.

Fra i potenziali partner Italia e Germania sono in prima fila, in quanto principali attori europei del settore. Alle nostre aziende il governo iraniano promette contratti ventennali, con l’impegno di acquistare tutta l’energia prodotta dalle nuove centrali verdi, ma con un prezzo d’acquisto riparametrabile di anno in anno. Uno scenario che rende gli investimenti incerti secondo Ansaldo Energia: lo scorso maggio l’amministratore delegato, Giuseppe Zampini, chiedeva infatti garanzie statali sui listini futuri. Che Tehran non ha intenzione di concedere, mettendo sul tavolo piuttosto le manovre varate negli ultimi anni per incentivare la domanda. Politiche che alle imprese tedesche d’altronde sono bastate per considerare l’affare.

Secondo uno studio realizzato dall’associazione nazionale dei produttori dell’energia solare tedesca, infatti, la profittabilità degli investimenti nelle centrali a pannelli in Iran è certa. Berlino si fa avanti. Mentre l’Italia rimanda. Ora forse il nuovo decreto potrebbe far cambiare idea.

L’Espresso N