L’Iran impone un socio locale alle major

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Tehran, 23 ottobre 2016

Mahya Karbalaiiipc

L’Iran ha riformato i contratti petroliferi che farà con le compagnie attive sul suo territorio, con l’obiettivo di spingerle a investire anche in un momento di calo dei prezzi del greggio.
Al contrario dei vecchi contratti, con i quali le spese sostenute dalle compagnie venivano pagate direttamente dal ministero del petrolio iraniano, che riconosceva anche dei dati margini di profitto, con i nuovi accordi lo sviluppatore dei campi potrà vendere fino al 50 per cento degli idrocarburi estratti, per un periodo di tempo che arriva fino a 27 anni. L’obiettivo del governo di Teheran è quello di aumentare la produzione e di spingere le multinazionali a utilizzare le migliori tecnologie estrattive, in modo da sfruttare i campi nel modo più efficiente possibile.
Per questo motivo i nuovi contratti offrono incentivi particolari, legati al numero di barili estratti che eccedono le quote di base, stabilite al momento della concessione. L’Iran, che entro il 2020 vuole alzare la produzione dagli attuali 3,6 a 5 milioni di barili al giorno, chiede però di poter accedere al know-how e alle tecnologie degli investitori, e così obbligherà chi vorrà sfruttare i giacimenti a trovare un socio locale. Un vincolo che non è mai esistito nei 115 anni della storia dell’Iran come produttore petrolifero. I primi contratti di nuova generazione sono stati firmati dalla compagnia statale Persia Oil e Gas Company e da Tatneft, il sesto gruppo della federazione russa.

L’Espresso N. 43 anno LXII